Niente libertà per l’orca Lolita

(15 Ottobre 2018) - pubblicato da Redazione

Il sogno di vedere l’orca Lolita libera di nuotare in un mare aperto è andato in frantumi. I giudici della Corte d’Appello federale degli Stati Uniti hanno respinto una petizione che chiedeva di liberarla a causa del trattamento a cui quotidianamente viene sottoposta, costretta a vivere nel Seaquarium di Miami, il più piccolo acquario di orche degli Stati Uniti. 

L’orca fu catturata a Penn Cove al largo dell’isola Whidbey nel 1970. In quegli anni un terzo degli esemplari che erano in quelle acque venivano poi venduti ad acquari e parchi in tutto il mondo. Lolita è l’ultima rimasta nel suo acquario, tutti gli altri suoi compagni di prigionia sono morti. 

Negli ultimi mesi gli animalisti avevano affidato le loro speranze alla tribù Lummi che avrebbe potuto essere legalmente autorizzata a prendere in custodia l’orca grazie a un trattato firmato nel 1855: Lolita fu catturata nel mare di Salish 48 anni fa quando era un cucciolo di due anni e quel mare, e le aree circostanti nella parte occidentale di Washington, compresa l’isola di Orcas, sono stati la dimora di questi nativi americani per 12.000 anni.  

Secondo il trattato Point Elliott del 1855, i Lummi hanno il diritto legale di proteggere le loro terre costiere, l’acqua e il pesce. Considerando che nel 2015 le orche sono state dichiarate una specie in via di estinzione, le motivazioni per affidarne la custodia a questa tribù erano forti: il loro consiglio aveva anche votato a favore affermando che «le hanno rubato la vita» e offrendole la possibilità di vivere gli ultimi anni della sua esistenza nel santuario marittimo sotto la loro protezione.  

La causa è stata presentata da People for the Ethical Treatment of Animals, The Animal Legal Defense Fund e Orca Network. Ma per i tre giudici della Corte federale d’appello non sono stati riscontrati minacce gravi alla salute di Lolita tali da essere una violazione federale della legge sul benessere degli animali. Inoltre la corte non si è detta convinta che esistessero modalità sicure per riportarla in libertà senza essere danneggiata. 

"Questa sentenza condanna un’orca molto intelligente, profondamente sola e angosciata da una vita di danni fisici e psicologici, confinata in una piccola cella di cemento senza famiglia, amici o libertà" ha commentato Jared Goodman, vice-consigliere generale per la legge sugli animali della Fondazione PETA. La battaglia non finisce qui: l’associaizone animalista preparerà un’altra causa contro il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti per sfidare la licenza di Seaquarium. Intanto per Lolita i giorni passano e ora sono già 48 anni che vive in cattività. 

Fonte: lastampa.it